Le Maschere di Carnevale

maschereL’uso delle maschere è un fenomeno presente in tutte le culture, ma per lo più il travestimento riporta a un tempo lontano e antico.

Un maschera assume un significato vero e proprio solo quando è indossata da un soggetto che compie determinate azioni, siano esse cerimoniali o ludiche, in un preciso contesto.

La maschera esprime la sua forza attraverso la danza, le azioni dei personaggi e la musica e varia da una società all’altra.

Nel suo significato più generale, la maschera è un oggetto di plastica con cui si copre il volto, interamente o parzialmente; nella maggior parte delle culture esse sono create per essere indossate in occasioni prestabilite.

Vi è quindi un elemento nascosto, ovviamente nel caso delle maschere tale elemento è il volto umano, ma la maschera non nasconde tutto tanto è che spesso gli spettatori sono in grado di riconoscere chi si cela dietro.

Essa però non mostra neanche tutto, mischiando il vero, del soggetto mascherato,  con la finzione della rappresentazione della maschera stessa, si da vita quindi ad una situazione ambigua.

Oggi le maschere sono considerate come espressione di un momento ludico, sono indossate in un determinato periodo dell’anno che coincide con il Carnevale, in cui la maschera è la maggiore espressione di divertimento accompagnata da musica, balli e rappresentazioni teatrali, il tutto assumendo connotati sociali di rilievo attraverso la creazione di carri allegorici in cui sono fatti sfilare caricature di personaggi famosi anche del passato.

L’etimologia del termine maschera davvero è costellata di teorie; si potrebbe partire da quella che la vede di derivazione europea con il termine Masca che vuol dire fuliggine, fantasma nero; o anche Màsca “strega”,assumendo in entrambi i casi una connotazione primordiale di “anima maligna” o anche “defunto”. Il secondo termine è tuttora utilizzato nella lingua piemontese con il medesimo significato.

Un’altra teoria vede la derivazione tedesca e provenzale individuandola nel termine Masc, prima con il significato di stregone e successivamente con il significato di fantasma, larva o comunque un qualcosa che incute paura.

Di opposto contenuto è la teoria della derivazione araba con la parola Maschara o Mascharat, burlare, deridere.

E’ opinione comune che le maschere sono nate con lo scopo di allontanare le forze oscure e con esse l’inverno, per dare il benvenuto alla primavera.

L’Italia ha una grande tradizione per quanto riguarda le maschere grazie anche al fatto che la popolazione italiana apprezza molto la festa del Carnevale.

Come in ogni cosa, sia le maschere che le loro origini e interpretazioni sono da ricercare nella cultura delle singole regioni; alcune hanno visto la vita in teatro, altre sono state create in vista dei festeggiamenti del Carnevale.

Le maschere italiane più famose sono:

ARLECCHINO:

arlecchinoprobabilmente la maschera più famosa della Commedia dell’Arte; nasce a Bergamo in quartiere molto povero.

Il suo costume originariamente era bianco ma a causa dei numerosi rattoppi, dati dalle sue povere origini, ha assunto colori vivaci e variegati.

Composto da una giacca e pantaloni aderenti che riportano dei triangoli di vari colori.

Ai piedi indossa delle scarpe con un fiocco e in testa porta un cappello di feltro colorato.

Ha un carattere molto vivace, canticchia anzichè parlare e combina tanti guai quanti i colori che indossa, si muove saltellando e spesso inciampa e cade.

Nasce come servo un po’ tonto per poi diventare furbo e dispettoso soprattutto a causa della sua continua ricerca di cibo poiché è sempre affamato.

Ha un rapporto ambiguo con il suo padrone, a volte è complice della sua avarizia, altre invece cerca di imbrogliarlo. Combatte spesso e per difendersi utilizza un bastone, il “batocio”che un tempo serviva per girare la polenta.

BRIGHELLA:

brighellaE’ l’antagonista di Arlecchino, anch’esso nasce a Bergamo, ma nella parte alta.

Il suo costume tradizionale è una livrea bianca con giubbe e pantaloni a strisce verdi.

Brighella (in bergamasco Brighèla) è molto fiero di questo abito in quanto dimostra l’appartenenza al padrone.

Questa è una maschera bergamasca della commedia dell’arte.

E’ un tuttofare e si districa tra vari mestieri a volte anche poco leciti che lo mettono in situazioni intriganti.

E’ davvero molto furbo e senza scrupoli oltre che un gran bugiardo.

DOTTOR BALANZONE:

dottor balanzonecon le sue origini bolognesi è il personaggio più chiacchierone della Commedia dell’Arte, rappresenta ironicamente un uomo di legge saccente e presuntuoso; anche il suo nome deriva dal termine “balanza” che vuol dire bilancia, ad indicare la bilancia della giustizia.

Ama la buona cucina infatti ha un fisico robusto e un aspetto florido. Il suo abito è interamente nero, costituito da un mantello, un cappello con la tesa larga e una maschera che gli copre parzialmente il viso, sono bianchi solo il bavero e i polsini.

La sua comunicazione si basa sui proverbi e citazioni latine il che rende i suoi discorsi molto confusi e quasi incomprensibili a chi lo ascolta.

BURLAMACCO:

burlamaccoE’ la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio, prende il suo nome dal canale che attraversa la città ma in generale richiama la “burla” carnevalesca.

Rappresenta un insieme delle caratteristiche delle principali maschere italiane: abbiamo il cappello di Rugantino, la fantasia a scacchi sui pantaloni tubolari che richiama il costume di Arlecchino anche se i suoi sono bianchi e rossi a richiamar i colori degli ombrelloni, il mantello di Balanzone ad indicare la notte e la gorgiera bianca di Capitan Fracassa.

GIANDUJA:

giandujanasce verso la fine del 700 in un paesino di nome Callianetto in Piemonte, infatti incarna il carattere bonario, allegro e ospitale dei piemontesi.

E’ anche estremamente distratto ma galantuomo sempre pronto a prodigarsi per gli altri, ama il vino e la buona cucina da assaporare in compagnia.

Ha una moglie, Giacometta che rappresenta la saggezza e l’intelligenza vivace delle donne piemontesi.

In pochi sanno che nel 1865, durante il Carnevale un uomo vestito da Gianduja distribuì un cioccolatino che per l’occasione fu chiamato Gianduiotto, ancora oggi apprezzato in tutta Italia.

Il costume di Gianduja prevede pantaloni di fustagno marroni , calza rosse , panciotto giallo, al collo un fiocco verde e sotto il cappello un codico, tipico dell’epoca.

COLOMBINA:

colombinaPrima di giungere a Colombina questo personaggio ha cambiato diversi nomi tra cui Diamantina e Violetta.

Viene spesso associata alla maschera di Arlecchino, come moglie o come fidanzata, tanto da prendere a volte il nome di Arlecchina indossando anche il suo tipico costume.

Ha origini veneziane ed è una delle poche figure femminili della Commedia dell’Arte. Rappresenta la serva furba, carina e allegra, e per questo si trova sempre coinvolta negli intrighi amorosi della sua padrona Rosaura.

E’ affascinante e molto corteggiata infatti è presa di mira dalle attenzioni di Pantalone, padre della sua padrona, ma riesce a raggirarlo restando sempre fedele al suo caro Arlecchino.

Indossa una gonna a balze, un corpetto e un grembiule e in testa porta la crestina tipica delle cameriere.

PANTALONE:

pantalonetipico mercante veneziano; sulle origini del suo nome si avanzano diverse ipotesi: potrebbe derivare da San Pantaleone, il Santo Patrono di Venezia, oppure da “pianta-leone”, che era l’atto con cui i soldati e i ricchi mercanti veneti “piantavano” lo stendardo della Serenissima in ogni territorio conquistato.

Ha un carattere burbero e avaro e a causa del suo attaccamento ai soldi risulta essere sempre sospettoso nei confronti di tutti.

Piange sempre miseria e tratta male i suoi servi; saccente e invadente si intromette nelle discussioni degli altri avendo sempre la peggio. Spesso viene rappresentato come scapolo, altre con moglie e figlia, Rosaura.

Il suo costume è costituito da una calzamaglia  rossa, un mantello scuro e una maschera nera dal naso adunco che si unisce ad un cappello rosso.

MENEGHINO:

meneghinomaschera di Milano, chiamato anche Domenichino, che pur affermandosi nella Commedia dell’Arte nel settecento, si pensa che le sue origini risalgano ai Menecmi di Plauto oppure più semplicemente dal nome dei servi utilizzati nelle ricorrenze domenicali, chiamati dai milanesi Domenighini.

Interpreta un servo rozzo ironico sui difetti degli aristocratici ma molto generoso infatti non sfugge quando deve prendere le difese dei suoi simili.

Caratteristico è il suo cappello a tre punte e la parrucca con in codino; indossa una lunga giacca di velluto, pantaloni corti e calze a righe rosse e bianche e non indossa una maschera.

RUGANTINO:

rugantinoE’ la tipica maschera romana che prende il nome dalla “ruganza”, l’abitudine di agire e parlare con appunto, arroganza.

Originariamente il suo abito era quello di un gendarme che poi ha vestito abiti civili che gli hanno conferito un aspetto pigro e bonario rappresentando una Roma popolare ma piena di solidarietà e giustizia.

Indossa pantaloni lunghi al ginocchio con una fascia in vita , camicia a casacca e un fazzoletto intorno al collo.

E’ un provocatore insolente con una lingua lunga ma che finisce sempre per prenderne tante pur di dire l’ultima parola.

PULCINELLA:

pulcinellafamosa in tutto il mondo la maschera di pulcinella prende vita a Napoli e meglio rappresenta le peculiarità di questo luogo.

Ha una voce un po’ stridula che giustificherebbe il suo nome, infatti, con ogni probabilità, deriva dal napoletano “ pollicino”, che vuol dire pulcino.

Chiacchierone , pigro e ironico, è sempre alla ricerca di cibo perché insaziabile e a tale scopo è disposto a rubare, mentire ma soprattutto prendere tante bastonate.

Cerca in tutti i modi di scappare dall’arroganza dei ricchi e potenti anche se risulta essere un po’ goffo.

L’espressione “ il segreto di pulcinella” indica un segreto svelato proprio ad indicare il fatto che Pulcinella non riesce a mantenere un segreto a lungo.

Accanto a quella di Arlecchino, la maschera di Pulcinella è la più amata del Carnevale.